Dzeko ai saluti: l’ultimo canto del cigno tra la guerra in Bosnia, il Manchester City, la Serie A

Arriva l'ufficialità di Edin Dzeko al Fenerbahce e la Serie A saluta uno dei bomber più prolifici dell'ultimo decennio. Il viaggio del cigno di Sarajevo è partito da molto lontano: dalla guerra in Bosnia, passando per il Manchester City, fino a Roma e Inter

Lorenzo Zucchiatti Topics:
10 Min di lettura

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È un po’ come quando vedi tuo figlio andare all’università; fino al giorno prima era lì felice e gioioso, consapevole che, tra periodi belli e più complicati, non ti avrebbe lasciato mai. Ma ecco che, all’improvviso, cresce ed è pronto a lasciare il nido. Questo, più o meno, potrebbe essere il rapporto tra Edin Dzeko e la Serie A. Perché sembrava ieri che, tra l’entusiasmo dei 4.000 tifosi giallorossi presenti a Fiumicino, il gigante della Bosnia iniziava la sua lunga avventura in Italia.

Se è vero che ci si accorge di ciò che si ha solo quando lo si perde, l’impressione è che, sebbene gli attestati di stima non siano mancati, Dzeko sia stato un po’ sottovalutato dall’ambiente calcistico, nonostante i numeri parlino per lui; e ben presto la Serie A potrebbe notare la sua assenza.


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Ma l’Italia è solo una tappa della vita di Edin. Un viaggio che parte da lontano, in uno scenario ben diverso da un prato verde, fatto di guerra e disperazione, per arrivare a quello che sarà, probabilmente, l’ultimo canto del cigno di Sarajevo, a Istanbul con il Fenerbahce.

Dzeko tra paura e passione: dalla guerra alla favola Wolfsburg

Aveva 5 anni il piccolo Dzeko quando in Bosnia si scatenava la guerra che avrebbe coinvolto tutti gli stati dell’ex Jugoslavia. Un conflitto sanguinoso che lasciava poco spazio alle trattative, alla clemenza e la compassione. “I miei rischiavano la vita per andare a lavorare in fabbrica e portare il cibo in tavola. Stavamo in 15 in un appartamento di 40 metri”, racconta l’attaccante in un intervista al Corriere dello Sport dell’anno scorso.

“Quando suonavano le sirene ci portavano in cantina e non sapevi se uscivi in un’ora o giorni dopo. Lì ho avuto paura. Per fortuna i bambini dimenticano in fretta”. Eh si Edin per fortuna… anche se, a onor del vero, tu stesso non hai dimenticato: dopo la prima storica qualificazione della sua Bosnia al Mondiale 2014, così Dzeko si lasciò andare, a cuore aperto: “Porterò con me in Brasile tutti gli amici, anche quelli che non ci sono più. Abbiamo vissuto nell’incubo, sapendo che saremmo potuti morire in qualsiasi momento. Sì, ho avuto tanta paura, ma la guerra mi ha fortificato.

Dzeko ai tempi del Wolfsburg
Dzeko ai tempi del Wolfsburg @Twitter

Solo una passione, quella per il calcio, a distogliere i suoi pensieri dall’inferno attorno a lui; una passione che si è rivelata oro. Le giovanili passate nel Zeljeznicar, in Bosnia, giocando da centrocampista, poi il salto a Teplice, in Repubblica Ceca, dove, al secondo anno da punta, segna 13 gol in 30 partite. Come in tutte le storie a lieto fine, poi, c’è sempre un personaggio determinante che permette al protagonista di diventare tale, e quell’uomo, in questo caso, è l’allenatore del Wolfsburg Felix Magath.

Il tecnico tedesco nota il giovane bosniaco e lo vuole a tutti i costi, costringendo la squadra del Gruppo Volkswagen a sborsare 4 milioni per il suo cartellino, e mai scelta fu più azzeccata. Nel secondo anno in Germania mette a segno 36 gol stagionali in 42 partite formando, insieme a Grafite, il tandem più prolifico di sempre in un campionato (26 reti il primo, 28 il secondo), e diventando protagonista della favola Wolfsburg vincitore della Bundesliga 2008/09. Dopo i 22 del terzo anno, e titolo di capocannoniere, ecco il Manchester City.


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Manchester City, Dzeko re d’Inghilterra: gol e trofei con Mancini e Pellegrini

Il Manchester City che mette gli occhi su quello che diventerà il capitano della Bosnia non è più una squadra che boccheggia nei bassifondi della classifica. Da un paio d’anni il principe Mansour, proprietario dell’Abu Dhabi United Group, ha acquisito il club per usarlo come canale promotore della Etihad Airways (non a caso lo stadio verrà rinominato Etihad Stadium), e l’alba di una nuova era per i Citizans prendeva forma.

Due campagne estive che avevano portato improvvisamente giocatori del calibro di Robinho, Tevez, Balotelli, Adebayor, Yaya Touré, per una spesa di quasi 200 milioni di euro. Nel gennaio 2011 il Manchester City aggiunge Dzeko al suo parco attaccanti; un acquisto fortemente voluto dal tecnico Roberto Mancini, scelto dalla società per conquistare quella Premier League vinta solo due volte, nel 1937 e nel 1968. I primi 6 mesi di Dzeko con la maglia celeste, conditi comunque dalla vittoria dell’FA Cup, saranno il preludio ad una stagione memorabile.

Dzeko ai tempi del City
Dzeko ai tempi del City @Twitter

Due sono le partite iconiche della stagione 2011/12 del Manchester City: l’1-6 rifilato allo United il 23 ottobre all’Old Trafford, meglio conosciuto come il derby del “Why Always Me” di Balotelli, e l’ultima in casa contro il QPR. Una partita apparentemente semplice che da pura formalità si stava trasformando in vero incubo per gli “Sky Blus”. L’eroe di quella partita fu “El Kun” Aguero con la rete decisiva all’ultimo respiro, ma pochi ricordano che il gol del 2-2 lo segnò proprio Dzeko, dando il là alla rimonta e diventando re d’Inghilterra.

Anche nelle due stagioni successive per Dzeko continuano ad arrivare gol e trofei, prima con Mancini e poi con Manuel Pellegrini, con il quale, nel 2013/14, vince la sua seconda Premier League terminando la stagione con 26 gol in 48 partite. Proprio nell’apice della sua carriera però, il bosniaco incappa in una stagione, quella successiva, negativa e il suo tempo al Manchester City sembra essere terminato. Pellegrini saluta Dzeko; per il cigno di Sarajevo c’è la Serie A.


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Dzeko, la Serie A sa di casa: dall’odio-amore a Roma al sogno Champions League con l’Inter

A 29 anni il gigante della Bosnia sapeva che aveva ancora tanto da dare, e forse niente come la piazza giallorossa può ridarti l’entusiasmo perduto. A Roma Dzeko viene accolto come un eroe, il top player che ha vinto in Inghilterra e in Germania, che segna valanghe di gol e può riportare la squadra della capitale a trionfare in Serie A. La prima stagione, però, è estremamente negativa e di fatto Edin entra nella memoria dei tifosi come “quello del gol sbagliato a porta vuota con il Palermo”.

Ma bastava aspettarlo, perché da subito per Dzeko la Serie A aveva il sapore di casa: 39 gol e 14 assist nella stagione successiva. Numeri da capogiro e un rendimento che si è ripetuto negli anni, anche se mai tradotto in un trofeo. Di lui in giallorosso rimangono la doppietta all’ex San Paolo di Napoli, il gol al volo di sinistro a Stamford Bridge, e la rete d’apertura del glorioso Roma-Barcellona 3-0 di Champions League.

Edin Dzeko ai tempi della Roma @livephotosport
Edin Dzeko ai tempi della Roma @livephotosport

Con la cessione all’Inter, dopo sei anni in giallorosso, si sono palesate tutte le sfumature del rapporto odio-amore tra Dzeko e i tifosi della Roma. Da chi lo ha ringraziato a chi non ne ha sofferto; da chi lo ha fischiato al primo Roma-Inter della stagione, a chi lo ha omaggiato con lo striscione “119 volte grazie Edin”.

Fatto sta che con i nerazzurri arrivano anche i trofei “italiani”: due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane, ma non quello Scudetto che gli avrebbe permesso di fare il tris dopo Germania ed Inghilterra. Anche se, il rimpianto più grande rimarrà quella finale di Champions League persa proprio contro il “suo” Manchester City, dove il bosniaco, e ancor di più Lukaku, non sono riusciti ad incidere.


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E dunque eccoci; Dzeko saluta la Serie A. Lascia il nostro campionato un giocatore che, piaccia o non piaccia, sapeva fare tutto: un attaccante elegante, un regista offensivo, un bomber capace di segnare più di 50 gol in almeno 3 dei top 5 campionati europei, primato che condivide con un certo Cristiano Ronaldo. Dopo essersi tolto lo sfizio della rete numero 400 in carriera, segnata in semifinale di Champions League contro il Milan, Dzeko vola al Fenerbahce, per l’ultimo canto del cigno di Sarajevo.

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